Recensione “Ragione e sentimento”

I romanzi di Jane Austen possono essere letti su diversi livelli: sono opere stratificate e, talvolta, non vengono afferrate nella loro complessità. A un primo sguardo, Ragione e Sentimento può sembrare un semplice romanzo d’amore, ma chi ascolta con attenzione la voce di Austen si accorge presto che ciò che racconta sono veri e propri campi di battaglia.

In un mondo in cui le donne non avevano alcun potere sociale o politico, la loro unica arma era il linguaggio — e Austen lo sa bene. I suoi romanzi sono costruiti come strategie: tra ciò che viene detto e ciò che viene taciuto. Il silenzio, ad esempio, diventa una forma di resistenza e dominio, come nel caso di Elinor, che con il suo autocontrollo mette a disagio l’interlocutore e riesce a difendersi dalle manipolazioni di Lucy. Questi strumenti, il linguaggio e il silenzio, diventano così forme sovversive di potere femminile nel contesto del XVIII secolo. Questa dinamica è evidente sin dalle prime pagine, quando Fanny riesce a convincere il signor Dashwood a non mantenere la promessa fatta al padre, privando così le sorellastre della loro eredità.

Ciò che ho amato di più, in questo romanzo come in tutte le opere della Austen, è la costante presenza dell’ironia: a volte sottile, altre più marcata, ma sempre efficace. C’è molta satira, ed è spesso esilarante. Si avverte anche una forte critica alla società dell’epoca, in particolare alle classi nobiliari e ai loro codici ipocriti.

Un altro aspetto che merita di essere sottolineato è lo stile: raffinato, preciso, sottile. Ogni personaggio ha una propria voce, un modo di parlare che riflette la sua interiorità. Se devo trovare un difetto, è la relativa scarsità di dialoghi, che ho trovato un po’ limitante rispetto alla ricchezza del resto.

I personaggi sono straordinariamente ben caratterizzati, anche quelli maschili, che spesso in altri romanzi del genere risultano piatti. Qui invece ognuno ha una personalità ben definita. Elinor e Marianne, le due protagoniste, sono opposte eppure complementari. Marianne incarna il sentimento: idealista, passionale, romantica, sincera fino all’eccesso, vive seguendo rigorosamente i suoi ideali. Elinor è la ragione: saggia, riservata, compassionevole, sempre pronta a fare la cosa giusta, ma con un tale autocontrollo da sembrare talvolta fredda. Entrambe, nel corso del romanzo, intraprenderanno un percorso di crescita che le porterà a rivedere sé stesse e il proprio modo di affrontare la vita.