Un’intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore
Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita
Un’intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore
Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita

Tutto qui. Solo il mio gatto. Non è bellissimo?
I romanzi di Jane Austen possono essere letti su diversi livelli: sono opere stratificate e, talvolta, non vengono afferrate nella loro complessità. A un primo sguardo, Ragione e Sentimento può sembrare un semplice romanzo d’amore, ma chi ascolta con attenzione la voce di Austen si accorge presto che ciò che racconta sono veri e propri campi di battaglia.
In un mondo in cui le donne non avevano alcun potere sociale o politico, la loro unica arma era il linguaggio — e Austen lo sa bene. I suoi romanzi sono costruiti come strategie: tra ciò che viene detto e ciò che viene taciuto. Il silenzio, ad esempio, diventa una forma di resistenza e dominio, come nel caso di Elinor, che con il suo autocontrollo mette a disagio l’interlocutore e riesce a difendersi dalle manipolazioni di Lucy. Questi strumenti, il linguaggio e il silenzio, diventano così forme sovversive di potere femminile nel contesto del XVIII secolo. Questa dinamica è evidente sin dalle prime pagine, quando Fanny riesce a convincere il signor Dashwood a non mantenere la promessa fatta al padre, privando così le sorellastre della loro eredità.
Ciò che ho amato di più, in questo romanzo come in tutte le opere della Austen, è la costante presenza dell’ironia: a volte sottile, altre più marcata, ma sempre efficace. C’è molta satira, ed è spesso esilarante. Si avverte anche una forte critica alla società dell’epoca, in particolare alle classi nobiliari e ai loro codici ipocriti.
Un altro aspetto che merita di essere sottolineato è lo stile: raffinato, preciso, sottile. Ogni personaggio ha una propria voce, un modo di parlare che riflette la sua interiorità. Se devo trovare un difetto, è la relativa scarsità di dialoghi, che ho trovato un po’ limitante rispetto alla ricchezza del resto.
I personaggi sono straordinariamente ben caratterizzati, anche quelli maschili, che spesso in altri romanzi del genere risultano piatti. Qui invece ognuno ha una personalità ben definita. Elinor e Marianne, le due protagoniste, sono opposte eppure complementari. Marianne incarna il sentimento: idealista, passionale, romantica, sincera fino all’eccesso, vive seguendo rigorosamente i suoi ideali. Elinor è la ragione: saggia, riservata, compassionevole, sempre pronta a fare la cosa giusta, ma con un tale autocontrollo da sembrare talvolta fredda. Entrambe, nel corso del romanzo, intraprenderanno un percorso di crescita che le porterà a rivedere sé stesse e il proprio modo di affrontare la vita.
Consiglio questo libro a chi ama i classici ed è abituato al genere. Ho letto recensioni che lamentano la mancanza di azione, ma non ci si può aspettare azione da un romanzo del genere: ciò che accade è tutto nella sfera delle emozioni, delle relazioni e dei sottotesti. Lo consiglio anche a chi è in grado di leggere tra le righe, di cogliere il non detto, di apprezzare l’ironia raffinata: Austen è, in questo, una vera maestra, e Ragione e Sentimento è un perfetto esempio del suo talento.
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